Stare bene al lavoro attraverso il “job crafting

by Janne Kaltiainen and Jari Hakanen, Finnish Institute of Occupational Health, Finland

Quali parti del mio lavoro trovo motivanti, coinvolgenti e più vantaggiose per il mio benessere? Cosa posso fare per ottenere maggiormente queste cose nel mio lavoro?

Un’infermiera con una lunga carriera e una grossa esperienza professionale ha iniziato a porsi queste domande dopo aver iniziato a sentirsi stressata, leggermente annoiata e “bloccata nella routine” al lavoro. Le risposte a queste domande l’hanno portata a diventare mentore per alcuni suoi colleghi più giovani. Questo l’ha aiutata a sentirsi più competente nel suo lavoro e più vicina ai suoi colleghi e a trovare di nuovo un significato nella routine quotidiana. Questo piccolo cambiamento nel modo di svolgere il proprio lavoro ha migliorato il suo benessere lavorativo senza danneggiare il funzionamento generale e la qualità dell’ospedale. Anzi, i suoi colleghi si sono sentiti più supportati grazie a questo tutoraggio e l’atmosfera generale al lavoro è migliorata.

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Costruire collaborazione tra la ricerca comportamentale e la pratica per migliorare la salute

By Katherine Brown, University of Hertfordshire, United Kingdom

Il contenuto di questo post è in parte tratto dalle mie esperienze lavorative in un ruolo a cavallo tra università e il dipartimento di salute pubblica di un’amministrazione locale, con la possibilità di applicare nella pratica le mie competenze in ambito di ricerca e di sviluppo e valutazione degli interventi. 

Se state ingaggiando, gestendo, progettando o fornendo servizi sanitari, è probabile che ci sia almeno un comportamento che avete bisogno che i vostri utenti cambino per far sì che il servizio raggiunga con successo i suoi obiettivi. Questo perché, indipendentemente dalle malattie di cui si occupa il vostro servizio, sia che siano malattie trasmissibili (per esempio, influenza, Covid-19, tubercolosi, infezioni sessualmente trasmissibili) o malattie non trasmissibili (per esempio, malattie cardiache, BPCO, diabete di tipo 2, obesità), il modo in cui le persone si comportano contribuisce al carico globale della malattia. Questo non significa che le persone devono essere incolpate per la loro cattiva salute e considerate le uniche responsabili della loro salute e del loro benessere. Al contrario! Lo stato di salute di una persona è anche la conseguenza di fattori genetici, biologici, sociali e ambientali. Considerare tali fattori è la chiave per il miglioramento e la salvaguardia della salute. 

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Smarrirsi (e ritrovarsi) nella “traduzione della conoscenza”: la comunicazione efficace con i pazienti

By Zuzana Dankulincova, Pavol Jozef Safarik University, Slovakia

Sebbene la maggior parte dei ricercatori sia consapevole che la disseminazione dei risultati degli studi faccia parte della loro responsabilità etica nei confronti dei partecipanti (e desideri che i risultati delle loro ricerche abbiano implicazioni chiare e applicabili), il passaggio dalla consapevolezza delle evidenze all’implementazione su larga scala può richiedere molto tempo. Le conoscenze scientifiche non sono sempre applicate alla pratica quotidiana; e quando lo sono, non sono generalmente applicate regolarmente e sistematicamente.

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Fare o fermarsi: l’importanza delle pause nella sanità

Di Julia Allan, Aberdeen University, Scozia

 

La vita moderna è frenetica. Viviamo in un mondo digitale sempre più “connesso”, in cui i momenti di reale stacco dal lavoro sono rari. Molte persone fanno regolarmente orari prolungati, e questo vale in particolar modo per gli operatori sanitari occupati in prima linea nei servizi di cura. Nel contesto sanitario, gli orari di lavoro e le richieste sono solitamente impegnativi, i turni superano abitualmente le 8 ore di una “normale” giornata lavorativa, e le richieste sono per loro natura senza sosta. Se il flusso di pazienti che richiedono cure urgenti è continuativo, i professionisti sanitari sono obbligati a fornirle, a prescindere da quanto siano stati impegnati o da quante ore stiano lavorando. A causa di queste richieste elevate, rinunciare alle pause è qualcosa di estremamente comune nei contesti sanitari – ad esempio, è stato dimostrato che 1 infermiere su 10 non fa mai una vera e propria pausa, ed 1 su 3 non fa o fa raramente una pausa pranzo durante i turni.  

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Collegare l’Elefante al Cavaliere: il ruolo della motivazione

Di António Labisa Palmeira, CIDEFES – Universidade Lusófona, Portogallo; Direttore Esecutivo ISBNPA

La motivazione a lungo termine per comportamenti legati alla salute può provenire da diverse fonti. Gli scienziati del comportamento stanno ancora cercando di capire come si incastrino queste fonti. Ad esempio, vado a correre quasi ogni giorno e lo faccio da oltre 30 anni. Come e perché ho mantenuto questo schema?

Daniel Kahnemann suggerirebbe che siano in gioco due sistemi motivazionali: un sistema 1 che ha a che fare con istinti ed emozioni e un sistema 2 che è deliberativo e cosciente. Potrebbe sostenere che il sistema 2 mi spinge a correre perché sono consapevole dei benefici per la salute dell’esercizio fisico. D’altra parte, Ed Deci potrebbe suggerire che sono intrinsecamente motivato a correre e farlo perché è in linea con i miei valori e con me stesso e perché mi piace.

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Il tuo intervento, a tuo modo! Interventi valutativi brevi

di Katarzyna Cantarero, Università SWPS, Polonia

Il benessere soggettivo è il risultato di un mix di elementi che ci caratterizzano dalla nascita, di situazioni che ci capitano e (fortunatamente!) di cose che facciamo intenzionalmente. Molti ricercatori hanno indagato cosa può efficacemente rinforzare il nostro funzionamento psicologico. Gli interventi brevi valutativi (o basati sulle affermazioni) possono essere uno strumento utile a promuovere outcome positivi per le persone.

La ricerca mostra che brevi compiti scritti (es. liste di ringraziamento o lettere) possono promuovere il benessere psicologico. In un ampio studio condotto in diversi laboratori, i ricercatori di 87 paesi hanno riportato che dei semplici interventi basati sulla rivalutazione (es. cambiare come una persona si sente rispetto ad una situazione o focalizzarsi sugli aspetti positivi di una situazione) hanno rafforzato le emozioni positive durante la pandemia COVID-19. Rivalutare un evento potenzialmente stressante può aiutare a trarne dei benefici. Durante questi compiti valutativi, gli individui fanno emergere considerazioni circa gli aspetti positivi delle situazioni in cui si trovano.

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Portare il counseling fuori dalla clinica: il promettente potenziale della tecnologia mobile

Egon Dejonckheere & Peter Kuppens, KU Leuven, Belgium.

Molte forme di counseling e psicoterapia si svolgono ancora principalmente nella stanza di terapia. Finora, quando i pazienti lasciano la stanza di terapia a volte hanno difficoltà ad affrontare le proprie sfide, cogliere le opportunità per stare meglio e applicare ciò che hanno appreso nella sessione. Le evidenze mostrano che la pratica terapeutica può trarre molto vantaggio dall’avere accesso diretto alle informazioni su quanto succede nella vita quotidiana delle persone. Queste informazioni possono indicare modi per intervenire e colmare di fatto il divario tra le sessioni di counseling e la vita reale.

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Aiutare i pazienti a gestire le loro condizioni di salute: l’importanza delle rappresentazioni della malattia

Di Yael Benyamini, Tel Aviv University, Israele e Evangelos C. Karademas, University of Crete, Grecia

Anna e Maria sono entrambe delle donne di 45 anni, sono in salute e abitano in una grande città europea. Entrambe conoscono molte persone che hanno contratto il COVID-19 e sentono parlare e leggono informazioni sul COVID in continuazione. Anna crede che sia una malattia molto seria, e si preoccupa molto del fatto che, se dovesse infettarsi, è probabile possa soffrire di sintomi fastidiosi a lungo termine, anche se crede che data la sua età guarirà. Lavora da casa quanto più possibile, non esce mai senza indossare la mascherina e sta aspettando la prossima dose di vaccino.

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Come le nuove conoscenze sullo stress possono aiutare a tranquillizzare menti agitate

Bart Verkuil, Department of Clinical Psychology, Leiden University, The Netherlands and PEP Group, Noordwijk, The Netherlands.

“E se mi infettassi e finissi in ospedale?” “E se non riuscissi a pagare le bollette nei prossimi mesi?” “Che effetto avrà questo lockdown sulla salute dei miei figli?”

La minaccia del Coronavirus sta avendo un enorme impatto su tanti aspetti delle nostre vite. Per determinare quali misure è necessario prendere e per stimare i rischi che stiamo affrontando, gli scienziati usano modelli statistici per ottenere informazioni sulla diffusione del virus. Questo è sicuramente d’aiuto per mantenere un controllo sulla pandemia. Curiosamente, noi stessi come singoli essere umani ci comportiamo proprio come questi scienziati, ma in modo più automatico; possiamo pensare le nostre menti come delle “macchine predittive”, che stimano continuamente se siamo attualmente a rischio di essere infettati, di perdere il lavoro o di esser criticati. Eppure, ci sono enormi differenze rispetto a come le persone stimano i rischi e per alcuni queste stime si trasformano in grosse preoccupazioni.

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Se la medicina è un gioco di squadra, anche i pazienti dovrebbero giocare: una prospettiva psicologica sul coinvolgimento del paziente

By G. Graffigna, Università Cattolica del Sacro Cuore, Italy

Gli operatori sanitari lungo l’intero percorso di assistenza devono collaborare e coordinare i loro sforzi affinché i sistemi sanitari funzionino in modo efficace. In altre parole, la medicina, per avere successo, richiede un lavoro di squadra. Se concordiamo con questo principio, allora – adottando una metafora sportiva – anche il paziente va considerato un membro della squadra!

Il modello del patient engagement, riconosce questo principio e ritiene che sia un ingrediente importante per migliorare l’efficacia e la sostenibilità dell’assistenza sanitaria.

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