Ripensare l’invecchiamento per rimanere attivi e in salute

Di Aïna Chalabaev, Grenoble Alpes University, Francia

Come sottolineato in un precedente post, i benefici per la salute derivanti da un’attività fisica regolare sono ampiamente dimostrati per le persone che hanno più di 65 anni. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha stabilito delle linee guida chiare sulla quantità e sul tipo di attività fisica associata a un miglioramento della salute. Nonostante ciò, gli anziani rimangono tra i gruppi più inattivi nella popolazione globale.

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MyLifeTool: Un approccio olistico e centrato sulla persona per l’autogestione delle patologie croniche

Di Dr.ssa Stephanie Kılınç, Teesside University, Regno Unito e Jo Cole, Alleanza Neurologica di Tees Valley, Durham e North Yorkshire, Regno Unito

Le condizioni croniche rappresentano una delle principali sfide per i sistemi sanitari globali, vista la loro elevata prevalenza e l’impatto della malattia, in termini di anni di vita vissuti con disabilità Queste patologie, inoltre, influenzano negativamente la qualità della vita legata alla salute e sono associate a tassi più elevati di ansia e depressione rispetto a quelli presenti nella popolazione generale. 

MyLifeTool è uno strumento di autogestione destinato alle persone che convivono con qualsiasi forma di patologia cronica (ad esempio diabete, sclerosi multipla, dolore cronico, asma, ansia, condizioni del neurosviluppo, lesioni cerebrali acquisite, fibromialgia). È stato sviluppato in collaborazione con persone affette da condizioni croniche, membri del Neuro Key e psicologi della Teesside University. È basato sulla nostra prospettiva dell’autogestione, centrata sulla persona e non prescrittiva. Le persone affette da patologie croniche sono state al centro del progetto, prendendo decisioni riguardo cosa sarebbe diventato MyLifeTool e scegliendone il nome.  (more…)

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Sull’acqua: Ripensare la prevenzione dell’annegamento a tutti i livelli

Di Kyra Hamilton, Griffith University, Australia e Amy Peden, University of New South Wales, Australia

L’annegamento è una delle principali cause di morte e infortunio, in gran parte prevenibile, ma ancora ampiamente sottovalutata. Un mito comune: l’annegamento non è sempre fatale. La definizione di annegamento è stata aggiornata per chiarire che si tratta di un processo, non di un risultato. Gli esiti del processo di annegamento possono essere la morte (annegamento fatale) oppure la sopravvivenza, con o senza conseguenze permanenti come paralisi cerebrale o altri disturbi neurologici causati dalla mancanza di ossigeno al cervello (annegamento non fatale). Termini come “annegamento a secco”, “annegamento secondario” o “quasi-annegamento” sono spesso usati dai media, ma sono obsoleti e medicalmente inappropriati—è tempo di smettere di usarli. (more…)

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Le vecchie abitudini sono dure a morire: Interrompere comportamenti abituali indesiderati

Di Annabel Stone e Phillippa Lally, University of Surrey, Regno Unito

L’inizio del nuovo anno è spesso un periodo in cui puntiamo al cambiamento, determinati ad adottare nuove abitudini e a lasciarci alle spalle le nostre cattive abitudini allo scoccare della mezzanotte. Rispolverare le scarpe da ginnastica, riempire il carrello della spesa di frutta e verdura fresca… chi non ha mai pensato “Anno nuovo, vita nuova”? Ma a un mese di distanza, perché le nostre scarpe da ginnastica hanno visto la luce del sole solo due volte, e la frutta fresca inizia a marcire? Sembra che le nostre cattive abitudini ci abbiano seguito anche nell’Anno Nuovo. (more…)

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Rendere importante ogni consulenza sanitaria: Promozione dell’attività fisica in ambito sanitario

Di Amanda Daley, Loughborough University, UK

Nel Regno Unito e in Irlanda, l’iniziativa Making Every Contact Count ha l’obiettivo di utilizzare le migliaia di consultazioni che si svolgono ogni giorno tra operatori sanitari e pazienti, per promuovere l’adozione di comportamenti salutari.  In particolar modo, Making Every Contact Count mira a incoraggiare e mettere gli operatori sanitari nelle condizioni di sfruttare le opportunità che si presentano nella routine di ogni giorno per fornire ai pazienti brevi interventi che promuovano il cambiamento e l’adozione di comportamenti salutari. Il successo di approcci come Making Every Contact Count dipende dalla disponibilità degli operatori sanitari a sostenere queste conversazioni durante le consultazioni quotidiane.  Rendere ogni contatto importante è una cosa per tutti e non è limitata a specifici professionisti sanitari, servizi sanitari o pazienti.  Per questi motivi, Making Every Contact Count può ridurre le disuguaglianze di salute perché l’idea è che l’approccio sia inclusivo dal momento che tutti i pazienti ricevono questo supporto durante le consultazioni.

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E se tornasse? La domanda che si pongono coloro che hanno affrontato una cura per il cancro loro e dei loro cari

Di Gozde Ozakinci, Università di Stirling

Il cancro è spesso associato a statistiche spaventose. Ad esempio, quella secondo cui “1 persona su 2 svilupperà una qualche forma di cancro nel corso della sua vita“. Ci sono, però, anche sviluppi incoraggianti che suggeriscono che i tassi di sopravvivenza al cancro stanno migliorando. L’ultimo conteggio del 2018 suggerisce che ci sono quasi 44 milioni di persone sopravvissute alla diagnosi e al trattamento del cancro nel mondo. Questa è una buona notizia per coloro che hanno affrontato una diagnosi oncologica e un trattamento.

Il miglioramento dei tassi di sopravvivenza significa anche che sempre più persone vivono con le conseguenze che derivano dalla cura di un cancro. Una di queste conseguenze è la paura di recidiva. In letteratura, è definita come “paura, ansia o preoccupazione relativa alla possibilità che il cancro ritorni o progredisca” ed è ampiamente riconosciuta come uno dei problemi più significativi che impattano sulla qualità della vita di una persona a cui è diagnosticato un tumore.

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Comprendere i fattori che influenzano la donazione di organi

Di Dr Lee Shepherd, Università di Northumbria, UK e Professor Ronan E. O’Carroll, Università di Stirling, UK e Professor Eamonn Ferguson, Università di Nottingham, UK

Ci sono numerose storie su come il trapianto di organi di persone decedute abbia salvato la vita di altre persone.  Infatti, ogni donatore d’organi deceduto può cambiare fino a nove vite. Comunque, ci sono troppo pochi organi disponibili per trapianti. Questa carenza porta a lunghe liste d’attesa e persone che muoiono prima di ricevere un organo. È quindi necessario comprendere i fattori che influenzano la probabilità che una persona scelga di donare i propri organi al momento della morte.  

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“Voglia di una passeggiata?” – Supporto al cambiamento di comportamento diadico per camminare dopo un ictus

Di Stephan Dombrowski, Università del New Brunswick, Canada

Allontanarsi dalla morte

Camminare è una delle forme più elementari di movimento umano ed è associato a numerosi benefici per la salute. Le evidenze disponibili suggeriscono che chi cammina di più ha minori probabilità di morire prematuramente, suggerendo che è possibile allontanarsi dalla morte (almeno per un po’).

Passeggiate e ictus

Camminare come forma di attività fisica è particolarmente utile per le persone con ictus, una delle principali cause di disabilità negli adulti. Un’attività fisica regolare dopo un ictus può ridurre il rischio che l’ictus si ripeta, può favorire la guarigione e migliorare il funzionamento generale, la salute e il benessere. Tuttavia, chi ha avuto un ictus trascorre circa il 75% delle ore di veglia seduto e questa percentuale è maggiore rispetto a quello che fanno loro coetanei. Tuttavia, camminare è una delle forme più facilmente praticabili di attività fisica post-ictus: il 95% degli individui può camminare già 11 settimane dopo aver avuto un ictus. Inoltre, camminare è la forma di attività fisica preferita dalle persone affette da ictus i quali la considerano accessibile, divertente e spesso un’occasione per socializzare. La domanda chiave è: come è possibile aiutare le persone che hanno avuto un ictus a camminare di più? (more…)

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Acceptance and Commitment Therapy: un approccio promettente per coloro che convivono con il Long-COVID

Di Amy Barradell, Università Hospitals of Leicester NHS Trust

Se ti dicessi il termine Long-COVID, cosa ti verrebbe in mente?

Alcune delle persone che hanno contratto la malattia da Coronavirus 2019 (COVID-19) continuano a sperimentare sintomi debilitanti per più di quattro settimane dopo l’infezione acuta. Comunemente, esse riportano sia sintomi fisici (per esempio dispnea, astenia) sia psicologici (come ansia, peggioramento delle prestazioni cognitive). Coloro che fanno esperienza di questi sintomi chiamano la loro condizione “Long-COVID”.

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Mettere in pratica le tecniche di cambiamento del comportamento: utilizzare gli strumenti disponibili

Di Marta Moreira Marques, NOVA University of Lisbon, Portogallo

Le tecniche di cambiamento del comportamento sono gli elementi costitutivi degli interventi di cambiamento del comportamento.

Se stai cercando di aiutare qualcuno ad incrementare l’attività fisica, a smettere di fumare o a seguire meglio un regime farmacologico, le tecniche del cambiamento del comportamento sono gli strumenti che hai a disposizione. Le tecniche di cambiamento del comportamento più comuni includono tecniche quali la definizione degli obiettivi, l’autocontrollo, il fornire informazioni sul comportamento e la gestione delle emozioni. (more…)

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