Di Amanda O’Connor, Claire Blewitt e Helen Skouteris, Università di Monash, Melbourne, Australia

Il concetto di Equità sanitaria risiede nel fatto che tutti hanno pari opportunità di essere in buona salute, al di là della posizione socioeconomica, dell’etnia, del genere o di altre condizioni sociali. Nonostante ciò, i trend globali attuali mostrano un costante incremento delle diseguaglianze di salute. Le differenze nell’aspettativa di vita tra Paesi, le quali possono superare i trent’anni, sono spesso guidate da debolezze strutturali nel sistema sanitario, razzismo e bias sistemici e condizioni sociali, economiche e ambientali inique. Inoltre, sono attualmente in aumento le diseguaglianze tra i gruppi sociali all’interno dei Paesi.

Queste cause profonde possono essere percepite come molto distanti dalla nostra quotidianità lavorativa. Gli operatori sanitari spesso lavorano sotto pressione, con risorse limitate e seguendo procedure rigide e, di conseguenza, potrebbe sembrare che l’equità sia principalmente una questione a livello di policy e di sistema. Tuttavia, l’equità prende forma negli incontri quotidiani nei contesti sanitari: nel modo in cui i servizi sono organizzati, nel modo in cui avviene la comunicazione, nel modo in cui vengono prese le decisioni e nel modo in cui si determina quali pazienti hanno la possibilità di beneficiare delle cure disponibili.

Ogni consulto, percorso di cura e impegno nel migliorare i servizi funziona come un piccolo intervento. Le scelte riguardo alla gestione delle prenotazioni, i percorsi di presa in carico, gli strumenti educativi per i pazienti, i dispositivi digitali e le procedure di monitoraggio possono sia ridurre sia incrementare il divario. Quando l’equità non viene esplicitamente considerata, le procedure standard spesso funzionano meglio per i gruppi già avvantaggiati. Invece, quando l’equità viene considerata fin dall’inizio, le procedure di routine diventano più accessibili, accettate e più efficaci per un numero più ampio di pazienti.

Un approccio centrato sull’equità sanitaria prende piede tramite pianificazione e riflessione.  

I gruppi di lavoro dovrebbero esplicitare cosa intendono per equità e discutere cosa significa avere pari opportunità di accesso ed esiti di salute equi nel proprio servizio. Ciò include identificare quali gruppi di pazienti è meno probabile che accedano, continuino o beneficino dei servizi, ed esaminare le barriere concrete come la lingua, l’alfabetizzazione sanitaria, il trasporto, l’accesso digitale, i costi, lo stigma o precedenti esperienze negative con il Sistema Sanitario. Pianificare in modo equo significa riconoscere non solo i rischi e i limiti, ma anche i punti di forza dei pazienti e della comunità, e imparare dai precedenti tentativi di miglioramento. Per esempio, l’accesso alle cure per bambini affetti da obesità in territori rurali potrebbe migliorare tramite la telemedicina, l’espansione dei ruoli infermieristici nelle cure primarie e le figure sanitarie nella comunità.

Un altro principio cardine consiste nel valutare l’esperienza vissuta. I pazienti sono esperti nell’esplorare le proprie condizioni e circostanze. Le loro esperienze con i servizi evidenziano barriere e opportunità che gli indicatori clinici non rilevano da soli. I professionisti sanitari possono rafforzare l’equità creando modalità strutturate e continue di ascolto delle prospettive dei pazienti tramite chi vive a stretto contatto con essi (i.e., pazienti o caregiver che sono formalmente invitati a collaborare con il personale nella progettazione, valutazione o governance di un servizio sulla base delle proprie esperienze), comitati consultivi, sistemi di feedback e attività di co-progettazione, e assicurandosi che tale input influenzi significativamente l’erogazione dei servizi e gli approcci comunicativi. Per esempio, lavorare con giovani con esperienza di disturbi mentali ha portato a sviluppare un piano strategico per il settore della salute mentale dei giovani nel supportare la progettazione, l’implementazione e la valutazione di un servizio psicosociale basato sulla comunità.

Risulta essenziale anche una pratica riflessiva. Le differenze di potere si costruiscono all’interno delle relazioni sanitarie attraverso l’autorità professionale, i ruoli istituzionali e le asimmetrie di conoscenza. I gruppi clinici e i gruppi di assistenza necessitano di costanti opportunità per riflettere su come assunzioni, stereotipi e scadenze temporali influenzino i loro giudizi e le loro interazioni. Le riflessioni strutturate, il dialogo nell’équipe e i feedback provenienti da diversi pazienti e colleghi permettono di scoprire alcuni punti ciechi e ridurre il rischio che i bias possano influenzare le decisioni di cura. La riflessione dovrebbe essere costante e integrata nelle procedure di miglioramento della qualità, e ciò viene evidenziato dal lavoro che facciamo con organizzazioni della prima infanzia. Per sostenere in modo efficace i bambini colpiti da un trauma, collaboriamo trasversalmente tra discipline e settori e incoraggiamo una riflessione profonda e continua su quali pratiche e politiche sono necessarie per sostenere l’equità di salute e benessere per questi bambini.

La cura centrata sull’equità è rafforzata tramite l’utilizzo di “lenti concettuali” appropriate. Le cornici teoriche che considerano le determinanti sociali di salute, l’intersezionalità, le discriminazioni strutturali e l’assistenza culturalmente centrata, aiutano a tradurre l’equità da un valore astratto in decisioni pratiche. Queste prospettive evidenziano come i professionisti interpretano la non-aderenza alle cure, gli appuntamenti saltati, le difficoltà comunicative e i comportamenti a rischio, spostando l’attenzione da “pazienti non collaborativi” a sistemi e contesti non adeguati. Le disuguaglianze di salute nascono da sistemi più ampi, ma vengono anche rinforzate o ridotte dalle numerose azioni quotidiane nei contesti di salute. Mettere l’equità al primo posto non è quindi separato da una buona pratica di cura; è parte di essa.

Raccomandazioni pratiche:

  • Tieni occhi e mente aperti. Costruisci la tua conoscenza sulle disuguaglianze sanitarie e le loro cause strutturali. Rifletti sulla tua posizione professionale, sulle assunzioni e possibili bias impliciti e considera come questi possono influenzare la comunicazione, il giudizio clinico e le aspettative dei pazienti. Assicurati che piccoli momenti di riflessione facciano parte della tua pratica quotidiana e degli incontri di équipe.
  • Cerca e ascolta attivamente le voci di diversi pazienti. Vai oltre i questionari standardizzati sulla soddisfazione. In particolare, crea opportunità semplici e ripetute di ascolto di gruppi differenti di pazienti. Lavora soprattutto con coloro che partecipano meno spesso o in modo discontinuo per comprendere le barriere che li ostacolano dal ricevere un trattamento olistico. Lavora con i portavoce dei pazienti e le organizzazioni della comunità e mostra chiaramente come il loro feedback sia valorizzato e conduca al miglioramento dei servizi.
  • Pensa in modo critico agli strumenti e alle procedure che usi. I percorsi clinici, i materiali educativi, i portali digitali e gli strumenti di cambiamento comportamentale sono spesso progettati per pazienti molto istruiti e con alte risorse. Verifica se i tuoi materiali e i processi sono comprensibili, culturalmente appropriati e accessibili. Adatta il linguaggio e le modalità di restituzione ove necessario. Scopri e sperimenta, per esempio, attraverso teorie e cornici di equità fin dall’inizio.
  • Sii preparato ad affrontare diseguaglianze quotidiane e strutturali. Fai attenzione a chi tende a saltare gli appuntamenti, a chi viene inviato e a chi beneficia meno delle cure. Solleva queste osservazioni con il tuo gruppo di lavoro e domanda loro e ai pazienti i motivi per cui possano verificarsi queste diseguaglianze nella quotidianità. Sostieni le esigenze di questi pazienti nel momento in cui le esprimono. Ciò potrebbe richiedere flessibilità nel fissare gli appuntamenti, la disponibilità di un interprete, approcci di sensibilizzazione e distribuzione delle risorse di supporto.
  • Valorizza diverse tipologie di evidenza. Combina linee guida cliniche e indicatori quantitativi con le storie dei pazienti, le considerazioni del personale in prima linea e le conoscenze della comunità. Diverse fonti di evidenza combinate forniscono un’immagine più accurata di cosa funziona e per chi nella pratica clinica concreta.

Traduzione a cura di:
Virginia Corradini, Francesca Taboni, Thomas Tacchino, Cecilia Todeschini e Stefano Delbosq

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