{"id":1123,"date":"2019-01-07T23:58:43","date_gmt":"2019-01-07T23:58:43","guid":{"rendered":"http:\/\/ehps.easyall.org\/php\/?p=1123"},"modified":"2025-11-04T14:33:59","modified_gmt":"2025-11-04T14:33:59","slug":"patient-talk-what-the-doctor-clearly-says-and-the-patient-clearly-does-not-understand","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/practicalhealthpsychology.com\/it\/2019\/01\/patient-talk-what-the-doctor-clearly-says-and-the-patient-clearly-does-not-understand\/","title":{"rendered":"Il dialogo con i pazienti: Quello che il medico chiaramente dice e che il paziente chiaramente non comprende"},"content":{"rendered":"<p>Di <strong>Anne Marie Plass, <\/strong>University Medical Center of G\u00f6ttingen, Germania<\/p>\n<p><strong>Qualche tempo fa, una dermatologa specializzata in psoriasi (una malattia cronica della pelle) in un ospedale universitario, mi ha segnalato il fatto che molti pazienti non aderiscono alla terapia, anche se \u00e8 stato fissato un obiettivo comune ed \u00e8 stata presa una decisione condivisa.\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>La presa di decisione condivisa \u00e8 stata definita come \u201cun approccio in cui medici e pazienti condividono le migliori evidenze disponibili quando sono chiamati a prendere <strong>decisioni<\/strong>\u201d, solitamente quando sono disponibili due o pi\u00f9 opzioni di trattamento o pi\u00f9 di una persona \u00e8 coinvolta. Sia i pazienti che i medici contribuiscono al <strong>processo decisionale<\/strong>, e i pazienti vengono supportati nel considerare le opzioni per stabilire preferenze consapevoli e raggiungere risultati desiderati. La condivisione delle decisioni sta diventando un aspetto sempre pi\u00f9 rilevante nelle policy di salute, con molti <strong>professionisti sanitari<\/strong> che cercano di fare del loro meglio per agire il pi\u00f9 possibile <strong>mettendo il paziente al centro<\/strong>. Soprattutto perch\u00e9 questo modo di comunicare con il paziente pu\u00f2 migliorare l\u2019aderenza alla terapia e la fiducia. <!--more--><\/p>\n<p>Il processo decisionale condiviso si basa essenzialmente sulla comprensione e il <strong>rispetto <\/strong>reciproci. Il medico e il paziente sono partner alla pari in questo processo, ed entrambi contribuiscono alla decisione apportando le proprie competenze ed esperienze al dialogo. In questo modo, il professionista sanitario contribuisce attraverso le conoscenze mediche e la sua esperienza, mentre il paziente aggiunge conoscenze e competenze rispetto alla propria vita privata. Questo talvolta \u00e8 pi\u00f9 facile a dirsi che a farsi. Sebbene molti operatori sanitari dicano che \u201clo stanno gi\u00e0 facendo\u201d, i dati provenienti da <strong>indagini sull\u2019esperienza dei pazienti<\/strong> indicano che <strong>generalmente non \u00e8 cos\u00ec<\/strong>.<\/p>\n<p><em>La dermatologa con cui ho parlato aveva l\u2019abitudine di non decidere per conto dei suoi pazienti, ma di decidere insieme ai suoi pazienti quale terapia fosse pi\u00f9 adatta a loro. Per questo lei non si spiegava come mai i suoi pazienti non fossero comunque motivati a prendere le medicine come prescritto, anche dopo aver basato la terapia sulle loro preferenze personali. Nel descrivere il modo in cui lei ha adottato il processo decisionale condiviso nella sua pratica clinica quotidiana, ha raccontato che appena il paziente arrivava, lei lo informava che durante il consulto avrebbero deciso insieme la terapia e che quindi avrebbero discusso congiuntamente. le diverse opzioni terapeutiche.<\/em><\/p>\n<p>A volte i pazienti possono avere bisogno di tempo per assimilare le nuove informazioni e per considerare le loro preferenze personali prima di impegnarsi nel prendere nuove decisioni. Questo \u00e8 particolarmente vero quando le loro condizioni future sono sconosciute e possono doversi prefigurare stati di esito che non hanno mai <strong>sperimentato<\/strong>. Quando si offre loro un ruolo nel processo decisionale, alcuni pazienti possono quindi sentirsi sorpresi o turbati dall\u2019offerta di opzioni e incerti su quale possa essere migliore. Informare <strong>in anticipo<\/strong> i pazienti delle varie opzioni terapeutiche e del fatto che ci si aspetta che partecipino al processo decisionale potrebbe quindi migliorare <strong>l&#8217;efficacia <\/strong>del processo decisionale condiviso.<\/p>\n<p><em>Al fine di aiutare i suoi pazienti a decidere rispetto alla terapia maggiormente adatta alle loro preferenze personali, la dermatologa suggerisce percentuali, ad esempio il 10% o il 20% di miglioramento, come possibili obiettivi. Dopo che il paziente sceglie la percentuale pi\u00f9 adatta a lui, la dermatologa spiega quale terapia e quali farmaci sarebbero necessari a raggiungere quell\u2019obiettivo, coinvolgendo cos\u00ec attivamente il paziente nel processo decisionale condiviso. Nonostante tutto ci\u00f2, i suoi pazienti comunque non aderivano alla terapia, anche se loro stessi avevano scelto l\u2019opzione pi\u00f9 adatta alle loro esigenze. Le ho chiesto se pensasse che i suoi pazienti capissero il significato di 20%, 30% etc\u2026 e se loro si sarebbero espressi allo stesso modo quando indicavano alle altre persone l\u2019alleviamento dei sintomi desiderati.<\/em><\/p>\n<p>Parte della<strong> difficolt\u00e0 <\/strong>risiede nella tendenza intrinseca dei professionisti (della salute) a <strong>utilizzare un linguaggio<\/strong> che \u00e8 principalmente chiaro solamente ai colleghi. Il linguaggio medico pu\u00f2 essere complicato e le evidenze indicano che <strong>quasi la met\u00e0 dei pazienti<\/strong> fatica a comprenderlo. Il gergo e i termini astratti tendono a suscitare un\u2019ampia gamma di interpretazioni che possono discostarsi notevolmente da quelle che l\u2019operatore sanitario aveva in mente. Inoltre, un ampio numero di evidenze dimostra che anche le domande di valutazione possono essere soggette a interpretazioni significativamente errate, o comunque <strong>non riescono nel misurare quello che realmente si intendeva rilevare<\/strong>. Le persone possono indicare in un questionario che non sono in grado di camminare per 500 metri, ma quando segue un approfondimento a voce, possono rivelare che spesso fanno passeggiate di pi\u00f9 di un\u2019ora nel centro commerciale.<\/p>\n<p><em>Ho risposto alla specialista che se fossi stato il paziente, avrei voluto stringere la mano a qualcuno come obiettivo finale della terapia, o indossare una maglietta a maniche corte, qualcosa del genere. Lei mi guard\u00f2 e si mise a ridere dicendomi che avevo ragione, ma che lei stessa non ci avrebbe mai pensato da sola. Inoltre, non si era resa conto che informare in anticipo il paziente rispetto al processo decisionale condiviso potesse essere pi\u00f9 efficace.\u00a0<\/em><\/p>\n<p>\u00c8 perci\u00f2 di vitale importanza che i professionisti della salute siano consapevoli dei pazienti che hanno in cura e della loro capacit\u00e0 di comprensione. Questo non si limita a coloro che hanno un\u2019alfabetizzazione sanitaria (health literacy) limitata, ma tutti i pazienti potrebbero trarre beneficio da informazioni chiare e concise e dalla riduzione nell\u2019uso del gergo medico. Inoltre, \u00e8 della massima importanza che i medici comunichino in un linguaggio a cui i pazienti sono abituati e che si esprimano con parole che i pazienti utilizzerebbero.<\/p>\n<p><strong>Raccomandazioni pratiche<\/strong><\/p>\n<ul>\n<li>Un maggior coinvolgimento del paziente nei processi decisionali pu\u00f2 migliorare l\u2019aderenza ai regimi terapeutici e i risultati del trattamento;<\/li>\n<li>Provate sempre ad esprimervi con le parole che userebbero i pazienti (vale a dire, evitate il gergo medico)<\/li>\n<li>Tenete a mente che, anche se ci\u00f2 che state dicendo a voi risulta perfettamente chiaro, possono verificarsi malintesi significativi, pertanto, verificate sempre che il paziente abbia capito;<\/li>\n<li>Offrite al paziente tempo e informazioni utili e di facile comprensione; assicuratevi di essere ben preparati per consulti importanti.<\/li>\n<li>Fate sapere in anticipo ai pazienti cosa ci si aspetta da loro quando si prendono decisioni condivise.<\/li>\n<\/ul>\n<p><em>[Traduzione a cura di Michela Ghelfi, Stefano Delbosq e Valentina Biscaldi]<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>By Anne Marie Plass, University Medical Center of G\u00f6ttingen, Germany Sometime ago a dermatologist who works as a psoriasis (a chronic skin disorder) -specialist in a university hospital, complained to me about many patients who do not adhere to the 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